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Ottaviani: “Covid-19, fase delicatissima”

A nurse holds swabs and test tube to test people for COVID-19 at a drive through station set up in the parking lot of the Beaumont Hospital in Royal Oak, Mich., Monday, March 16, 2020. (AP Photo/Paul Sancya)

Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone nonché presidente della conferenza provinciale della sanità, si è espresso in merito alla situazione coronavirus nella nostra provincia, dove in questi giorni è aumentato considerevolmente il numero dei contagi.

Attraverso una nota, il sindaco ha voluto da un lato sensibilizzare i cittadini sul tema dei tamponi e, dall’altro, le istituzioni regionali e ministeriali, affinché stanzino nuove risorse finanziarie e adottino atti normativi in materia di prevenzione.

In questi giorni – dichiara Ottaviani – la Asl di Frosinone sta effettuando centinaia di tamponi, per verificare la presenza di eventuali positivi, soprattutto all’indomani del rientro dalle ferie di giovani e famiglie, provenienti dalla Sardegna o da altre specifiche regioni italiane, o dall’estero. In realtà, tutto questo enorme sforzo rischia di essere vanificato se non vi è una collaborazione effettiva da parte della cittadinanza che, è bene ribadirlo, in caso di positività, deve fornire informazioni più complete possibili al servizio di prevenzione ed epidemiologia della stessa Asl, allo scopo di ricostruire fedelmente i contatti, familiari e amicali, con terze persone, a loro volta potenziali diffusori. L’incompletezza di questi dati, per dimenticanza o, peggio ancora, per reticenza, finisce col ritardare l’efficacia dell’intervento dell’autorità sanitaria esponendo, tutti, a rischi gratuiti ed assolutamente ingiustificati…“.

Il sindaco di Frosinone ha poi sottolineato il bisogno di un numero più consistente di operatori professionali, destinati esclusivamente a verificare la ricostruzione della catena epidemiologica dei contatti, allo scopo di distinguere tra chi è in isolamento domiciliare (i positivi), da chi è in sorveglianza, ossia coloro che possono diventare positivi nei 14-15 giorni successivi dal contatto.

Su questo punto – prosegue Ottaviani – la Regione deve attivarsi immediatamente per reperire ulteriori unità sanitarie, anche con formule contrattuali elastiche, poiché ogni ritardo nell’individuazione dei contatti e, quindi, dei sorvegliati, si riverbera in modo esponenziale, favorendo la moltiplicazione dei potenziali diffusori. In altri termini, un conto è sostenere che un soggetto, dopo un contatto con il positivo, può risultare negativo al primo tampone e, magari, positivo, solo dopo cinque o sei giorni; un altro conto è non avvertire celermente quello stesso soggetto che, nei 14/15 giorni successivi al contatto, deve adottare le massime cautele per limitare ogni potenziale diffusione“.

 

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