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Inquinamento a Frosinone, Legambiente risponde al sindaco Nicola Ottaviani

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone, con il quale il presidente Stefano Ceccarelli ha fatto il punto della situazione sul tema inquinamento a Frosinone e ha risposto al sindaco Nicola Ottaviani.

“In tutta sincerità, l’entusiasmo con il quale il Sindaco Ottaviani ha commentato i dati del rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente ci ha colto di sorpresa. Consigliamo al Sindaco maggiore prudenza e lo invitiamo a una lettura più attenta dei dati che riguardano Frosinone. Gioire per una promozione dal 101esimo al 92esimo posto nella graduatoria dei capoluoghi di provincia ci sembra francamente eccessivo e fuori luogo. Un tale atteggiamento non solo tende a far dimenticare i gravi problemi irrisolti della città su cui il ritardo rispetto alle realtà più virtuose del nostro Paese sembra ormai incolmabile, ma rischia di far abbassare la guardia rispetto a battaglie che sono ben lungi dall’essere vinte”.

Qualità dell’Aria

“Il Sindaco ha richiamato i risultati dell’edizione speciale di Mal’aria di città 2019, rapporto curato sempre da Legambiente, e segnatamente la discesa al 13mo posto nella classifica del numero di superamenti delle soglie limite delle PM10 sulla base delle misurazioni dalla centralina dello Scalo fino a settembre. A nostro parere, questo dato estrapolato dal contesto non giustifica affatto la soddisfazione del primo cittadino. Per poter affermare che siamo davvero in presenza di un trend di miglioramento della qualità dell’aria non possiamo limitarci al dato di soli nove mesi ma dobbiamo guardare ad un arco temporale più lungo, tanto più che nella stessa classifica relativa al 2018 Frosinone era ancora al secondo posto, circostanza questa omessa nella nota diffusa dall’amministrazione. Variazioni anche sensibili dei livelli di inquinamento da un anno all’altro possono spiegarsi con l’andamento dei parametri meteoclimatici locali, mentre suona davvero poco credibile che interventi sporadici e residuali di limitazione del traffico veicolare o l’introduzione di un numero irrisorio di automezzi del trasporto pubblico alimentati a metano possa aver apportato miglioramenti significativi della qualità dell’aria. Peraltro, ad incidere sui livelli di inquinanti atmosferici c’è una molteplicità di fattori, il cui ruolo non è ancora del tutto definito, che sono completamente al di fuori del controllo dell’amministrazione del capoluogo. Si prenda ad esempio il poco invidiabile primato nazionale di Frosinone in termini di numero di auto circolanti per 100 abitanti (ben 77 – a riprova di uno stato di vera e propria tossicodipendenza dei cittadini nei confronti del mezzo privato e della perdurante assenza di una vera politica per lo sviluppo della ecomobilità), o del livello ridicolo di potenza installata di impianti di energie rinnovabili su edifici pubblici (solo 2,75 kW per 1000 abitanti)”.

Consumo di suolo e dispersione idrica

“Ma soprattutto il primo cittadino tace accuratamente sul peggioramento dell’indice di consumo di suolo per numero di residenti, che passa in un anno da 5,50 a 6,00: dato, peraltro, verosimilmente destinato ad aggravarsi alla luce del numero di permessi a costruire rilasciati di recente dall’amministrazione nella parte bassa, del tutto privi di senso in una città che avrebbe un gran bisogno di riqualificare il patrimonio edilizio esistente nella direzione del risparmio energetico. E ciò in un contesto nazionale ed europeo nel quale sempre più spesso si procede alla rinaturalizzazione di spazi edificati o asfaltati.
Bene fa, invece, il sindaco a sottolineare, finalmente, il dato forse più scandaloso ribadito anche quest’anno dal rapporto, ovvero il livello mostruoso, inaccettabile di dispersione idrica. Ma l’auspicio di un miglioramento della situazione sulla base degli investimenti previsti dal gestore non può bastare: il comune capoluogo ha infatti il dovere di tallonare Acea per pretendere che venga reso pubblico un cronoprogramma con tempi certi di rifacimento delle condutture, fissando obiettivi vincolanti di riduzione della dispersione”.

Rifiuti

Quanto ai rifiuti, la collaborazione attiva dei cittadini e l’ovvio incremento avvenuto nella percentuale di raccolta delle frazioni differenziate a seguito dell’introduzione della raccolta porta a porta rischia di essere vano se il Comune non fa la sua parte per chiudere il ciclo dei rifiuti ed evitare che si ripetano sciagure come l’incendio Mecoris.

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