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Da una nuova Chernobil all’emergenza ambientale rientrata, ai cittadini va raccontata la verità

Dalla distribuzione di mascherine per proteggere le vie aeree alle rassicurazioni su Facebook. Dall’invito ad abbandonare l’area intorno alla Mecoris per un raggio di due chilometri al “va tutto bene, non c’è nessun pericolo”. Dalla chiusura di scuole ed edifici pubblici alla pubblicazione dei dati in cui si dimostra che in queste ore c’è addirittura stato un abbassamento del livello di PM10. E tutto questo in appena 24 ore.

Frosinone è passata dall’essere una nuova Chernobil a diventare un luogo nel quale l’aria non risulta contaminata dall’incendio della Mecoris. I cittadini, però, non si fidano delle rassicurazioni del sindaco Nicola Ottaviani. Quando si è rimasti scottati dalle bugie sui veleni che negli ultimi 40 anni hanno inquinato questo martoriato territorio, può fare ben poco un post pubblicato sui social network in cui si afferma che non esiste pericolo.

Oltretutto, i valori di PM10 non hanno molta correlazione con quali e quante sostanze sono state sprigionate nell’atmosfera dopo l’incendio. Solo l’Arpa potrà fare chiarezza sui risultati sulle sostanze volatili rilasciate. In base a quei dati, e solo con quelli, si potrà capire qualcosa di più.

In più, c’è da registrare l’intervento di un’associazione credibile e preparata come quella dei Medici di Famiglia per l’Ambiente, che ieri scriveva così: «Qualità dell’aria “PESSIMA” quella rilevata questa mattina dalle centraline ANCLER posizionate nelle diverse zone della città di Frosinone, dopo l’incendio che ieri sera ha colpito l’azienda MECORIS. Siamo preoccupati anche per i giorni a venire per l’escursione termica che causerà una vera e propria “cappa” impedendone il ricircolo».

M.T.

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